Archivio mensile:dicembre 2011

Dies Natalis Solis Invicti

Sono questi ultimi giorni dell’anno tristi e freddi, sembra che il sole con fatica faccia il suo percorso nel cielo e che le tenebre abbiano vinto la propria battaglia sulla luce, sono questi i giorni del Solstizio d’Inverno, 21-22 dicembre, in cui abbiamo le notti più lunghe dell’anno e che a causa dell’inversione apparente del moto solare sono a noi visibili i giorni tra il 22 ed il 24 dicembre. Quando la vita sembra essere entrata nella sua fase finale qualcosa di straordinario accade, la luce ritorna ad aumentare, il sole rinasce  con forza crescente e dona nuova vita al mondo. E’ questo il giorno del 25 dicembre che da millenni l’uomo celebra con riti differenti. Per i Persiani, Mitra il Dio del Sole Inconquistabile nasceva il 25 dicembre (2000 anni prima di Cristo). I festeggiamenti in suo onore iniziavano un mese prima e si assisteva ad una temporanea sovversione dell’ordine sociale, il re veniva sostituito da una persona qualunque, signori e servi si scambiavano i ruoli, le leggi venivano in qualche modo attenuate, omosessualità e travestimento erano concesse ed alla fine l’ordine veniva ristabilito nella notte più lunga dell’anno. Tempo dopo, con la nascita della religione Zoroastriana, questa tradizione venne continuata e la festa prese il nome di Yalda, ovvero “natività”, in seguito con la dominazione islamica il significato religioso della festività persiana dello Yalda si perse (come quello di altre celebrazioni zoroastriane), ma ancora oggi in Iran lo Yalda è una delle feste piu’ importanti dell’anno, un giorno nel quale, in modo molto simile al Natale occidentale si festeggia con banchetti tra canti e balli.

Ad Alessandria d’Egitto l’adorazione del Sole ebbe la sua piu’ completa espressione nella grande festa del Natale di Horus. In quella ricorrenza le statue della Dea madre Iside, col piccolo Horus in grembo attaccato al seno, venivano portate in processione di notte verso i campi al lume della torre.

Alcuni secoli dopo gli egiziani, anche i romani festeggiavano qualcosa di simile con le feste in onore del dio Saturno e di speranza per il futuro un po’ come i nostri Natale e Capodanno insieme – c’erano grandi e sontuosi banchetti in famiglia, a volte sacrifici, a volte orgie. Le gerarchie sociali venivano dimenticate, ci si scambiava dei doni, si saldavano i debiti, si sbrogliavano le controversie e si rinnovavano i contratti.

Anche per i popoli pagani dei celti e dei germani si celebravano feste per il solstizio d’inverno. Venivano addobbati alberi con candele, per aiutare la luce a risorgere, e fiocchi, tutto in onore del dio Cerrano, dio cornuto della foresta. Anche il vischio e l’agrifoglio erano ritenute importanti, erano infatti le piante sacre per i druidi.

Con l’avvento del Cristianesimo, una festa così importante non poteva venire facilmente cancellata, e fu così che arbitrariamente si fece coincidere la nascita di Gesù (la cui vera data non si conosce) con il 25 dicembre. L’avvento del Cristo era per i cristiani l’arrivo della Luce della giustizia sulla terra così sembrò opportuno riprendere le vecchie festività pagane, ancora molto amate dalla popolazione e riconvertirle. I millenni di dominazione hanno poi fatto il resto.

Oggi il consumismo – capitalismo, la religione del nuovo millennio, ha ripreso i simboli del passato che le interessavano, il vischio, l’albero addobbato, la tradizione di scambiarsi dei doni, in alcuni casi facendone addirittura un logo per la propria Corporation, come il caso di Babbo Natale per la Coca Cola. Da questa fusione tra tradizioni del passato con l’esigenze del presente, ne ha fatto nuovi riti per celebrare ciò che prima non era nulla di più che la nascita del sole coincidente con ciò che la scienza e millenni di osservazione degli astri ci dicono essere il fenomeno del Solstizio d’inverno. Di tutto questo oggi neanche ce ne accorgiamo, impegnati come siamo nel lavoro. A testa bassa affrontiamo le giornate lavorative al fine di  guadagnare di più per farci regali che siamo indotti a comprare dalle pubblicità I debiti però non vengono cancellati, l’ordine sociale non viene stravolto ma anzi, viene sottolineato il sistema di potere: la festa diviene fonte di nevrosi e la corsa agli acquisti amplifica le differenze sociali.

Noi di Treenet Studios, impotenti di fronte a tutto ciò, non possiamo far altro che ricordarvi che cos’è in realtà la festività che tanto ci affanniamo a celebrare, e invitarvi ad osservare l’astro e la natura ai quali dobbiamo la vita.

Pertanto vi auguriamo un Buon Solstizio d’inverno a tutti.. o se preferite, più semplicemente  BUON NATALE !

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